LA BADIA DI FONTE VIVO

L'abbazia cistercense di Fontevivo venne fondata per volere del Vescovo di Parma Lanfranco e del marchese Delfino Pallavicino. I frati cistercensi trovarono questo luogo desolato, boschivo e paludoso adatto alla costruzione di una nuova abbazia, la quale nella sterminata pianura doveva essere autosufficiente.
La costruzione ufficiale viene fatta risalire al 5 maggio 1142 per opera di alcuni monaci cistercensi provenienti dal Monastero Piacentino di Chiaravalle della Colomba. I cistercensi rimarranno a Fontevivo per alcuni secoli e abbandoneranno per sempre il paese nell'anno 1546.
La giurisdizione della Badia era compresa fra il fiume Taro ad est ed il corso dell'attuale rio Scagno ad ovest; il limite a sud era la Via Emilia, a nord la località Cornaleto. Si trattava di una superficie di circa 8.500 biolche.

L'area era incolta e paludosa; i monaci "bianchi" per rendere buona e fertile la terra intervennero a seconda delle circostanze: apportando acqua dove questa era carente e prosciugando ove era in eccesso.
Furono maestri nell'imbrigliare le acque.
L'unica grandiosa opera di bonifica realizzata dai frati che ancora oggi possa valutarsi esattamente è il corso del torrente Recchio a nord della Via Emilia. Il patrimonio dell'abbazia, era diviso in grange, (dal francese antico granche = granaio), grosse fattorie del convento: Grangiam Cassine, grangiam Pratigerii, grangiam Curtis Redaldi ....
Si racconta un'affascinante e suggestiva "leggenda" secondo la quale il "re dei formaggi" sarebbe nato in un'azienda della zona.
Non abbiamo documenti per individuare la località dove venne "realizzato" per la prima volta, tuttavia affascina l'idea che la prima forma di "parmigiano" sia stata prodotta proprio in questa zona (Cascina Berrettine?).
Una cosa è certa: per produrre una "formaggia" era ed è necessario avere a disposizione una discreta quantità di latte in un giorno e questo era possibile solamente in una fattoria cistercense.

La chiesa ha una facciata romanica. L'interno è a tre navate con volte a crociera e costoloni che poggiano su capitelli in pietra.
Elemento determinante nell'essenziale interno è la luce. E luce e ombre fanno risaltare la semplicità delle linee, la nudità delle pareti. Nella quiete dell'ambiente si crea un'atmosfera spirituale in cui l'uomo non viene distratto né da affreschi né da vetrate: San Bernardo aveva voluto questo.
Nella navata destra, in una nicchia, vi è una Madonna Antelamica (sec. XII) in pietra policroma. Secondo la tradizione, durante i periodi di siccità, veniva portata in processione dagli agricoltori i quali chiedevano pioggia per le loro terre. Nel transetto di sinistra si trova il mausoleo in marmo (opera neoclassica) del duca di Parma don Ferdinando di Borbone, morto a Fontevivo nel 1802. Di fronte segnaliamo la bella lastra tombale in marmo rosso di Verona del marchese Guidone Pallavicino, deceduto nel 1301.
Intorno al chiostro (lato sud della chiesa) si articolavano gli spazi funzionali al monastero: la sala capitolare, il refettorio, etc.

Qui dove un tempo i monaci avevano cantato le lodi al Signore, la famiglia Farnese (sovrana in Parma dal 1545), adattò i locali a luogo di villeggiatura per il Collegio dei nobili di Parma.
Questo Collegio, detto di S. Catterina, era punto di riferimento per la serietà degli studi.
Era frequentato da giovani nobili di tutti i Paesi d'Europa: ..."dalla Spagna, dalla Britannia, dalla Germania ... fosse vanto dirsi alunno del Collegio Farnesiano...". Come allievi ebbe, per citarne solo alcuni, Pietro Verri e Cesare Beccaria. La Duchessa Maria Luigia (1791 1847) fece radicali interventi di manutenzione legando il suo nome al Collegio.
Dopo alterne vicende nel 1987 il complesso, già adibito a residenza di tipo popolare, laboratori e negozi, viene acquistato dall'Amministrazione Comunale di Fontevivo. E sempre l'Amministrazione, in occasione del grande Giubileo del 2000 (legge 270), ha proceduto ad un parziale restauro del fabbricato: il chiostro, il refettorio e l'ala già adibita a servizi del Collegio.
A1 primo piano sono state recuperate le due storiche camerate di San Luigi e San Filippo.
Il risultato finale è sorprendente: un elegante luogo di ristorazione con possibile pernottamento in piacevoli e funzionali camere.
Dulcis in fundo, l'antica cappella del duca don Ferdinando, al primo piano, è stata adattata a sala convegni.
Il prestigioso Collegio, già austero monastero è tornato all'antica dignità: un importante luogo di ristorazione e cultura nel bacino turistico dei castelli della Bassa e dei non lontani luoghi verdiani.