Viae Cantus

Musiche sacre per voci e fiati:
Le laude di Bartolomeo Tromboncino

Bartolomeo Tromboncino
Ben sarà crudel e ingrato
  O sacrum convivium
  Adoramus te Christe
Anonimo A Florence
Jacob Obrecht Tandernaken
Bartolomeo Tromboncino Sancta Maria
  3 Ave Maria
  Ave Maria regina
  Vergine bella
  Tu se quell’advocata
  Lamentationes Jeremiae Prophetae
Josquin Desprez Ile fantasies
Johannes Martini La Martinella
Bartolomeo Tromboncino Eterno mio signor
  Per quella croce
  L’Oration è sempre bona
  Salve croce
  Arbor victorioso


Bartolomeo Tromboncino (Verona ca. 1470 - Venezia post 1535) compare sui testi musicologici soprattutto come compositore di musica profana; a lui e al suo collega Marchetto Cara si deve buona parte della produzione frottolistica nata fra il XV e il XVI secolo sotto gli auspici di Isabella d’Este a Mantova dove entrambi servirono per lungo tempo. Quasi completamente ignorati rimangono invece gli interventi in campo sacro, che condividono peraltro il destino comune a tutta la produzione sacra di autori italiani fra ‘4 e ‘500, messa in ombra dal preponderante interesse per l’attività dei musicisti fiamminghi. Le laude di Tromboncino si rivelano tuttavia di grande interesse, sia dal punto di vista storiografico sia da quello musicale, per l’alta qualità della scrittura e la particolarità dello stile, che coniuga esperienza frottolistica, tradizione laudistica e conoscenza del contrappunto fiammingo; proprio l’unione di queste componenti consente una grande varietà nella loro sonorizzazione e permette di spaziare fra sonorità più piene e altre decisamente cameristiche.
La scelta dell’organico per questa esecuzione nasce dall’esame delle consuetudini musicali presso la corte mantovana da un lato e della prassi tenuta dai cantori di laude delle Scuole Grandi veneziane dall’altro. La tradizione frottolistica ha nella voce accompagnata dal liuto il suo modello esecutivo principale, ma non esclude l’esecuzione interamente vocale né quella per voci e strumenti da camera (flauti, liuto, traversa e anche organo). Le sonorità che ne derivano si adattano a una devozione privata che poteva trovare spazio negli stessi luoghi in cui risuonavano le voci dei cantori al liuto e dei frottolisti.
Accostando le due diverse prassi esecutive si ricostruiscono dunque due immagini musicali molto diverse, e per molti aspetti opposte, che corrispondono a due mondi sonori ancora vivi all’inizio del ‘500: la musica ‘bassa’, da camera e la musica ‘en plen air’, con strumenti ‘hauts’, sonori e meno raffinati. A ciascuno compete un diverso tipo di emissione vocale: le testimonianze degli agenti incaricati di trovare cantanti distinguono fra quelli più dotati nel canto da camera, dolce e delicato, e quelli esperti in canto da chiesa, ‘simile al grido degli uccelli’, tanto incompatibili che più di uno dichiarava di non essere in grado di praticarli bene entrambi.
Un discorso a parte va fatto per le Lamentationes, che per lunghezza, destinazione e scrittura esulano dal genere laudistico. Il brano presentato non è che una parte delle Lamentazioni stampate da Petrucci. Le Lamentazioni sono destinate all’esecuzione al mattutino del Giovedì, Venerdì e Sabato Santo; il lungo testo è diviso in tre lectiones per ogni giornata, concluse dal versetto “Jerusalem, convertere ad Dominum Deum tuum” e inframmezzate da responsori in cantus planus. Tromboncino intona tutte le nove lectiones usando come base il cantus firmus del testo ‘Incipit Lamentatio Jeremiae Prophetae’, presente in buona parte delle sezioni della composizione. La scrittura alterna parti decisamente sillabiche a momenti in cui un breve spunto contrappuntistico viene fatto circolare fra le voci, appena per il tempo necessario a terminare la frase. In presenza del cantus firmus le altre voci agiscono come ‘commenti’ contrappuntistici ad esso, sviluppando un’arte per così dire di deviazione che rivela la sua origine frottolistica ma nello stesso tempo si propone come una via italiana al contrappunto sacro.