La Santa Allegrezza nasce come sintesi di varie attitudini che convergono armoniosamente
nell’intento di far conoscere il pathos religioso ed il misticismo che
fiorirono in Italia (e in Europa) tra il 1200 e il 1400. Pathos e misticismo
insieme caratterizzano in quei secoli le variopinte attività della gente,
con aspetti diversi che spesso possono apparire contraddittori, sebbene coesistano
nello stesso tessuto sociale. A volte diventa addirittura difficile stabilire
il confine tra sacro e profano. Gli aspetti punitivi e autolesionisti di certi
movimenti religiosi si affincano o vengono superati da quelli genuini e mistici
del francescanesimo. I canti gregoriani vengono acquisiti dal popolo che, data
la scarsa dimestichezza con il latino, li modifica e li reinvesta sulla base
della propria sensibilità, spesso poco ortodossa.
Folte schiere di pellegrini animano le vie verso i luoghi di culto dell’epoca
e scandiscono il ritmo della marcia con inni e lodi alla Vergine, lasciandoci
(solo grazie alle annotazioni o alle cure di qualche musicofilo del tempo) le
splendide raccolte del Llivre Vermell de Monserrat e le Cantigas de Sancta Maria
de Compostela.
La Santa Allegrezza vuole essere un piccolo contenitore di queste preziose perle.
Una sorta di dramma liturgico che, all’unisono con musica e recitazione,
canto e gestualità, porge allo spettatore lo spirito che in queste composizioni
si cela.