Parma, Chiostro dell'Annunziata
sabato 6 agosto, ore 21.15

Ensemble Micrologus

Madre de Deus
Le Cantigas de Santa Maria

Lo storico gruppo dei Micrologus, pioniere della riscoperta della musica medioevale in Italia, presenta uno spettacolo sulle Cantigas de Santa Maria

ENSEMBLE MICROLOGUS
PATRIZIA BOVI - canto, arpa
ADOLFO BROEGG - liuto, chitarra latina
GOFFREDO DEGLI ESPOSTI - flauto traverso, flauto & tamburo, cennamella
GABRIELE RUSSO - viella, ribeca, cornamusa

 

LAS CANTIGAS DE SANTA MARIA
(SPAGNA, XIII SECOLO)

Que bona dona querra
cantiga de loor

Ben vennas Mayo
(strumentale)

Dized’ Ai! Trobadores
cantiga de loor

Mui grandes noit’ e dia
cantiga de miragre

Nembressete, Madre de Deus
cantiga de loor

A Madre do que livrou
(strumentale)

Que poral non deves’ om’
cantiga de miragre

Mui gran dereit'/Tanto son
(strumentale)

Deus te salve, Groriosa
cantiga de loor

Muito nos fez gran merçee/Como Deus fez vynno d'agua
(strumentale)

Nas mentes sempre
cantiga de miragre

 

CANTIGAS DE SANTA MARIA

La raccolta delle oltre 400 Cantigas de Santa Maria è uno dei più importanti documenti della poesia religiosa in musica dell'Europa Medievale. Costituisce il prodotto dell'opera di più poeti-musicisti, voluta dal Re Alfonso X di Castiglia e per lui redatto in un preziosissimo codice della la fine del XIII secolo.

 

I TESTI

Attraverso il canto monodico si narrano le vicente di numerosi personaggi miracolati dalla Vergine Maria.

Queste "cantigas de miragres" (dei miracoli), intervallate ogni dieci da una "cantiga de loor" (di lode), sono raccolte da tutta la tradizione mariana dell'Europa occidentale, e mostrano particolare attenzione agli ambienti sociali più poveri ed emarginati così come a brani di storia sacra.

Non meno importanti sono le cantigas che vedono lo stesso re Alfonso ed i suoi sudditi più volte miracolati: in questo caso è prorpio il re, abile trovatore, ad innalzare "cantigas de Loores" alla Vergine Santa.

La situazione politico-religiosa della penisola iberica di quel periodo mostra una conpresenza di razze, culture e religioni diverse (arabi, ebrei, cristiani spagnoli ed europei): questo è il tema di alcunecantigas che vedono Maria intervenire a favore delle conversioni religiose e a sostegno dei cristiani minacciati dai mori.

In questo universo medievale è presente una continua fusione dell'elemento umano e divino, una sintesi, per noi non facilmente comprensibile, fra il terreno ed il soprannaturale nel meraviglioso del quotidiano.

 

LA MUSICA

Le Cantigas de Santa Maria fanno parte per lingua e caratteristiche musicali del patrimonio culturale iberico in quanto prodotto degli artisti galiziano-portoghesi presenti alla corte di Alfonso X, fermo restando il contributo, i prestiti e le influenze stilistiche della cultura europea del tempo.

Da un punto di vista musicale l'opera presenta una commistione di generi provenienti da epoche e regioni diverse: predomina la forma poetico-musicale (ABA) di un ritornello (A) alternato ad una strofa con ripresa finale del ritornello (BA); è presente inoltreil canto gregoriano (l'innodia e la sequenza) e quello trovadorico (la cansò, il rondeau e il virelai); a volte le melodie delle cantigas sono precisamente identificabili nei repertori originali di provenienza: è il caso di Nembressete Madre, la cui melodia è quella di Ab hac familia, tropo dell' offertorio Recordare, virgo madre da noi inciso in questa registrazione.

L'origine della forma (ABA) non è ancora chiara: è probabile una derivazione dallo ZAJAL arabo o dal VIRELAI francese, pur non escludendo una possibile genesi autoctona.

Questi trovatori, sicuramente conoscitori del canto e della danza popolare della loro regione e con l'intentodi imitare i loro colleghi provenzali, diedero forma a queste liriche ora utilizzando musiche etniche preesistenti nell'ambiente tradizionale, ora inventandone loro stessi; il tutto per glorificare la magnifica corte di Alfonso X anche allo scopo di propagandare, oltre all' attività artistica del monarca, un manifesto politico: l' unità culturale spagnola come chiave d' accesso al panorama politico europeo.

  

I TROVATORI ALLA CORTE DI ALFONSO

Alla corte di Alfonso X era presente una grande varietà di musicisti-poeti: giullarie trovatori galiziano-portoghesi, esperti nelle raffinate cantigas de amor, nelle feroci maledicenze e nelle bucoliche ballate; trovatori catalani e castigliani per cantare le gesta epiche del Re. Era presente anche l'ultima generazione dei trovatori provenzali, dediti alla canzone concettuale, alla tenzone ed al sirventese, voluti proprio da Alfonso perché interessato ad una apertura europea non soltanto artistica ma anche politica (vedi le sue forti pretese al dominio della Guascogna e all'Impero di Germania).

Secondo Alfonso, trovatore lui stesso e sicuramente creatore di alcunecantigas, vi erano molte differenze fra i trovatori provenzali e galiziani e, pur riconoscendo la superiorità dei primi, era più legato ai secondi anche da un motivo sentimentale: l'educazione sua (e quella di suo padre Fernando III) ricevuta in Galizia.

Così alla corte di Alfonso la lingua corrente è il castigliano, mentre alla creazione poetica è affidato l'idioma gallego-portoghese.

Di questi trovatori si conoscono la vita e le opere: tra i galiziani è Juan Baveca, Pero da Ponte (testimone della morte del re Fernando e dell'ascesa al trono di Alfonso) trovatore dalla vita sregolata e dissoluta, grande poeta maledicentetutto e tutti, eppure famoso e richiesto, Pedro Amigo, Juiao Bolsciro, Pero Garcia De Ambroa, la famosa e scandalosa Maria Perez Balteira(cortigiana bellissima ed emancipata trovatrice), ed altri ancora come, tra i portoghesi, Pero Laurenco (che passò da semplice giullare a trovatore) e il giullare Citola (che deve il suo nome allo strumento che suonava), il più famoso dei menestrelli stipendiati alla corte di Alfonso.

Forse il più bravo di tutti fu Bernardo da Bonaval, talmente abile poeta che, dice Alfonso, sembrava aver appreso la sua arte dal demonio stesso.

La corte di Alfonso fu ospitale ritrovo anche degli ultimi trovatori di Provenza, tra i quali basta ricordare Guiraut Riquier, di alcuni poeti italiani, vi soggiornò per molto tempo Bonifazio il Calvo e vi capitò anche Brunetto Latini, oltre che di musicisti ebrei ed arabi e di danzatori mori.

Tre erano le conoscenze fondamentali richieste ai musicisti di corte, siano essi Jograis (giullari di estrazione popolare) o Segreis (simili ai trovatori per temperamento artistico, educazione e discendenza più o meno illustre):TROBAR, inventare melodie e liriche, CANTAR e CITOLAR, saperle eseguire sia con la voce che con gli strumenti; inoltre occorrevano buona voce, buona memoria e grazia nelle maniere.

Nelle miniature dei codicidelle cantigas appaiono anche figure femminili in atto di ballare, cantare e suonare: sono le giullaresse (di cui abbiamo ricordato prima la più famosa soldadeira), mogli, figlie e amanti dei giullari, le quali avevano accesso al palazzo reale ed erano molto richieste ed apprezzate soprattutto per il canto e la danza.

Questo movimento artistico terminò con la morte di Alfonso (1284); negli ultimi anni della sua vita si affievolì la forza poetica dei tempi migliori, ovvero il periodo che va dalregno di Fernando III ai primi decenni di Alfonso. Era stato, certamente, un mezzo secolo di vita intensa che ci ha lasciato, come unico documento musicale, questa importantissima compilazione di canti mariani monodici che, nel manoscritto più prezioso (J B. 2), porta la firma del paziente copista che vi lavorò tra il 1280 e il 1283, il monaco Johannes Gundisalvi(Gonzales).

 

I CODICI

Le Cantigas de Santa Maria ci sono giunte in 4 manoscritti del XIII sec.:

 

ALFONSO X EL"REY SABIO"

Alfonso X nacque a Toledo il 23 Novembre dell'anno 1221 e morì a Siviglia il 4 Aprile 1284. Figlio di Ferdinando il Santo (colui che aveva conquistato l'Andalusia) e di Beatrice di Svevia, successe al padre sul trono di Castiglia e di Leon nel 1252; durante il suo regno nessuno dei principi del tempo riuscì ad eguagliarlo nell'amore delle lettere e nel culto della scienza.

Il suo governo si allontanò dalle direttive dei suoi predecessori: infatti rinunciò a completare la "Reconquista" della Spagna occupata dagli arabi (mancava il Regno di Granada) ed evitò di scontrarsi con i saraceni del Marocco. L'interesse principale di Alfonso era la conquista della corona imperiale germanica e l'inserimento della Castigliatra le potenze europee: azione che si concluse con un completo insucccesso (si fece eleggere imperatore ma non fu mai incoronato), anche perché gli mancòl'appoggio dei suoi sudditi castigliani che avevano interessi esclusivamente peninsulari. Inoltre, dato il sorgere di nuovi problemi interni (ampliamento della Castiglia, la presenza di forti minoranze ebree e mussulmane, il grande contrasto tra la vita agricola e pastorale del nord e quella urbana dell'Andalusia), Alfonso dovette affrontare le continue rivolte dei suoi feudatari che risolse sempre in violente e sanguinose lotte intestine.

Malgrado questa sua politica debole ed incerta, ricca di aspirazioni ma sempre destinata all'insuccesso, Alfonso X ci ha lasciato i frutti di una intensa attività intellettuale, fra le più straordinarie del Medioevo: oltre quattrocento liriche in onore della Vergine (le Cantigas de Santa Maria); una monumentale compilazione legislativa (le Siete Partidas); un'opera giuridica (il Fuero Real); due vaste compilazioni storiche (la Estoria de Espana e la General e Grande Estoria); una collezione di libri magici; una raccolta di quindici trattati astronomici più le Tablas Alfonsines; undici trattati astrologici tra cui un lapidario; un libro sul gioco degli scacchi; altre opere minori o di dubbia attribuzione.

Queste opere non furono direttamente redatte da Alfonso, che fu piuttosto programmatore, organizzatore e revisore del lavoro dei numerosi collaboratori di cui si circondava: traduttori, estrattori di fonti, compilatori, estensori, poeti e musici.

Alfonso X promosse così una grandiosa sintesi di tutto lo scibile umano dell'età antica, continuandone il cammino.

E' giusto allora che la storia lo ricordi col titolo di "Rey Sabio", cioé "Re Sapiente".