Mercoledì 1 luglio 1998 ore 21
Sagrato del Duomo di Fidenza (PR)

Speculum amoris
Misticismo ed erotismo nelle liriche d’amore del medioevo europeo

Ensemble "laReverdie"

Claudia Caffagni: liuto, voce, symphonia
Livia Caffagni: viella, flauto
Elisabetta de Mircovich: voce, ribeca, arpa romanica
Doron David Sherwin: voce, cornetto muto, percussioni

 

Programma:

 

"Ther was a friar of order gray
which loved a nunne ful merry a day;
This friar was lusty, proper and yong –
he offered the nunne to lerne her to syng"
(MS C.U.L. Add. 7350, XV s.)

 

1.

"Adonc si leva e seina si,
San Blaze pregu’ e San Marti,
que foron cavallier cortes
ques ab Dieu l’acaptron merces"
(Bernadet: Flamenca, 1260 ca.)

 

Anonimo
(Italia, sec. XIII)
Laude novella sia cantata
Cortona, Bibl. Comunale e dell’Accademia Etrusca, MS 91 (Laudario di Cortona)
Anonimo
(Francia, fine sec. XIV)
Kyrie Jesu dulcissime
Apt, Basilique St. Anne, Trésor 16 bis
John Forest
(Inghilterra, fine sec. XIV)
Qualis est dilectus tuus
London, British Library, MS Add. 57950
(Old Hall MS)
Anonimo
(Inghilterra, prima metà sec. XV)
Eya martyr Stephane
Cambridge, Trinity College Library, MS 6.3.58
Hildegard von Bingen
(Germania, sec. XI)
Laus Trinitati
Dendermonde – St. Pieters & Paulusabdij
MS. COD. 9
Anonimo
(Italia, sec. XIV)
Troppo perde 'l tempo
Cortona, Bibl. Comunale e dell’Accademia Etrusca, MS 91
Anonimo
(Francia, sec. XIII)
Procurans odium
Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana
MS Pluteus 29.4
Anonimo
(Inghilterra, sec. XIII)
Edi beo thu, hevene quene
Oxford, Corpus Christi College, MS 59

 

ll

"Se souvent vais al moustier
c’est tout pour veoir la belle
fresche comme rose nouvelle"
(Christine de Pisan, 1365-1430)

 

Francesco Landini
(1335-1397)
Questa Fanciulla Amor
Firenze, Biblioteca nazionale Centrale
MS Panciatichiano 26
dal Codex Reina
(Italia, sec. XIV)
Questa fanciulla Amor
Parigi, Bibliothéque nationale
MS fonds nouv. acq. frc 6771
Anonimo
(dai Carmina Vaticana)
Dulcis Amor
Roma, Biblioteca Vaticana,
Codice Vaticano Latino, 3251
Pierre des Molins
(Francia, primo sec. XIV)
Amis tout dous
Strasburgo, Bibl. de la Ville, MS 222, C.22
Johannes Simon Hasprois
(Francia, fine ‘300)
Ma douce amour
Chantilly, Musée Condé, 1047
Anonimo
(Francia, metà sec. XIV)
Tres douls amis
Coussemaker copy of Strasbourg,
Bibl. de la Ville, MS 222, c.22
Magister Piero
(Italia, metà sec. XIV)
Con dolce brama
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale
MS Panciatichiano 26
Oswald von Wolkenstein
(1377-1457)
Ain graser
Innsbruck, Universitätsbibliothek,
Wolkensteinhandschrift B
Tassinus
(XIII sec.)
Chose tassin
Montpellier, Bibl. de la Fac. de Medicine,
Mèy: S H196
(Arr. D. D. Sherwin)
Anonimo
(Inghilterra, prima metà sec. XIV)
Trew on wam ys all my tryst
Cambridge, Univ. Library., Ms Add 5943

 

Si potrebbe ritenere che il titolo sia quello, fedelmente riprodotto, di un antico trattato medievale: errore più che giustificabile, visto che si tratta di una copia in stile, di uno pseudo-sinonimo. È un titolo che assomma in sé due temi gravidi di significati, due dei temi fondamentali del pensiero filosofico e teologico dell’Occidente medievale. Lo Speculum quale genere letterario è una delle più tipiche forme organizzative, enciclopediche ed eterogenee, del sapere medievale. Naturalmente, una delle prime associazioni mentali che il termine avrebbe prodotto nell’immaginario dell’epoca sarebbe stata quella del celebre specchio di cui Paolo scrive ai Corinzi, e che per tutto il Medioevo costituì la metafora privilegiata del mondo intero quale allegoria, quale infinito gioco di specchi tra il Divino e l’umano, fra il celeste e il terreno, fra materiale e spirituale. Gioco di specchi vicendevolmente rflettentisi anche nel nostro Speculum, in cui lessico e termini della poesia musicale sacra e profana si mescolano a più livelli, conferendosi reciprocamente nuove profondità, in quella "straordinaria polisemia del linguaggio dell’uomo medievale" di cui parla Aron Gurevich (Le categorie della cultura medievale, 1983): "Tutti i linguaggi professionali, settoriali medievali trapassano continuamente l’uno nell’altro, e sono dotati di senso proprio in quanto valgono non solo nei limiti di un dato settore specializzato d’attività, ma anche al di là di tale limite".
Anche ‘musica’ trascina con sé un immane fardello di significati e valenze: la sua eccezionale pregnanza simbolica ed il suo elevatissimo stato concettuale sono esemplarmente espressi in questo passo dalle Etymologie di Isidoro di Siviglia, l’enciclopedista per antonomasia di tutto il Medioevo: "senza la Musica nessuna dottrina può dirsi compiuta: infatti essa è presente in tutto ciò che esiste: Si ritiene che l’Universo stesso sia composto da un’armonia di suoni, ed il firmamento ruoti secondo una modulazione musicale". Nel peculiare, esaltato concetto che della musica ebbe l’Occidente cristiano medievale confluirono, fondendosi in armoniosa ricchezza, le idee e le immagini archetipe proprie alle tradizioni precristiane autoctone, alla filodofia pitagorico-platonica, al pensiero teologico ed etico giudaico-latino – e del resto il profondo legame che associa la musica alle Potenze celesti, alle supreme forze creative, alla perfectio spirituale e fisica costituisce una sorta di sacro topos in pressoché tutte le culture umane.
La Musica, indissolubilmente legata alla Filosofia, con essa andò trasformandosi: esposta alle dottrine aristoteliche, riscoperte grazie alla mediazione araba, l’unità metafisica del mondo in Dio si suddivise in singole entità che sfidavano all’indagine quantitativa, misuratrice, l’intelletto umano: Il mistico unisono non mensurale si scisse in polifonia mensurata, ed al contenuto etico della musica venne ad aggiungersene preponderantemente uno estetico. La raffinatezza e la complessità delle composizioni divengono attributi nobilitanti: si percepisce un sempre maggior compiacimento nel comporre strutture astruse ed imponenti, vere e proprie cattedrali sonore – belle in quanto concepite secondo un’idea ordinata e razionale. Qunato alle composizioni profane dell’Ars Nova, tramite gli squisiti mezzi espressivi maturati nell’alta polifonia sacra, fanno assurgere a nobile e cortese arte le esuberanze di una Natura amorevolmente osservata ed imitata, anche e soprattutto nelle effusioni affettive che accomunano tutte le gerarchie degli esseri viventi. Per Dante, il Paradiso non echeggia solo della salmodia angelica (che peraltro ha assunto, anche iconograficamente, le forme terrestri della polifonia coeva), ma anche di gorgoglii di ruscelli e di brusii animali, gli stessi che fanno da sottofondo alla lirica dell’Amor Cortese. Un cerchio ideale si chiude: la Musica del medioevo era scesa sulla terra dalla sua sacra fonte prima celeste – ma per la nuova umanità del trecento la musica terrestre, profana, è assunta in Cielo.
Il nostro florilegio si configura dunque, in superficie, come quella che Umberto Eco (Arte e bellezza nell’estetica medievale, 1987) chiama "l’’enciclopedia a cumulo’ … l’enciclopedista raccoglie, enumera, addiziona, spinto soltanto dalla curiosità e da una sorta di umiltà antiquaria". Quand’anche non fosse altro che questo, non si tratterebbe comunque di un concetto alieno alla mentalità medievale, e di conseguenza inadatto a farle da veicolo. La nostra speranza, tuttavia, è quella di aver abbozzato, sia pur nell’esiguo spazio di un concerto, qualla che Eco definisce "una seconda forma che nascerà in seguito da un’ipotesi più precisa, seppure del tutto astratta, sul sistema del sapere … lo Speculum".

Ella de Mircovich