Sabato 12 settembre 1998 ore 21
Collegiata di Castell’Arquato (PC)

Ancilla Domini
Donne sante nella liturgia gregoriana

Mediae Aetatis Sodalicium
dir. Nino Albarosa

Roberta Binotti, Bruna Caruso (solista), Raffaella Ceccarelli (solista), Jurgita Jankauskaite, Anna Maria Rais, Cinzia Romeo, Elena Sartori, Tomomi Takamatsu (solista), Stefania Vitale

 

LUCIA

Deus in adjutorium
Ant. Orante sancta Lucia, cum ps. Dixit Dominus
Lectio brevis Fratres: Qui gloriatur
Resp. breve Specie tua
Hymn. Iesu, corona virginum
Vers. Specie tua
Ad Magn. Ant. In tua patientia

 

AGNESE

In. Me expectaverunt, cum vs.
Gr. Diffusa est gratia
All. Adducentur
Off. Offerentur
Co. Quinqie prudentes, virgines, cum vs.

 

AGATA

In. Gaudeamus, cum vs.
Gr. Adiuvadit eam
Tr. Qui seminant
Off. Offerentur
Co. Qui me dignatus est, cum vs.

 

In un confronto ‘stupendo’ la bellezza dell’anima si specchia nella bellezza femminile; questo uno dei motivi centrali emergenti dalla liturgia propria delle sante, in particolare dalla liturgia dell’Ufficio. Bellezza musicale e testuale concorrono ad incarnare l’idea stessa evocata dalla femminilità, per trascenderla con immediatezza nel valore spirituale della santità.

Per quanto concerne il Proprio della Messa, sebbene siano solo una decina le sante ricordate nelle fonti più antiche in nostro possesso (nessuna anteriore all’VIII secolo), la relativa esiguità del repertorio non è sinonimo di incuria bensì solo di recenziorità rispetto al repertorio più antico (Tempo pasquale, Quaresima, Natale, Avvento, ecc.). In piena rispondenza ai canoni estetici medievali questo repertorio spicca per il ricorso al simbolismo e per l’efficacia delle immagini ricche di contrasti (ad esempio il Tratto Qui seminant) e di riferimenti narrativi proprri (ad esempio il Communio Qui me dignatus). I nomi stessi delle sante più venerate e celebrate sembrano rispondere a questa logica:

Lucia, simbolo di Luce;
Agnese, l’agnello, simbolo di Purezza;
Agata, gemma preziosa e dal greco agathos, simbolo di Bontà.

Sebbene sia indubbia la storicità di queste figure e in particolare la storicità del loro martirio, ciò che ci è stato tramandato sulla loro vita è invece, nella maggior parte dei casi, il frutto della fantasia popolare. Perché l’uomo moderno possa comprendere in pienezza il valore spirituale di alcuni testi è necessario che entri in una dimensione a lui lontana: all’uomo medievale interessa il valore sotteso ad un episodio, tanto più l’episodio è colorito, tanto più risulta efficace. Ed ecco un esempio: per cantare la misericodia del Signore l’Antifona del Communio Qui me dignatus est per la festa di S. Agata fa rifeimento ad un dato certamente leggendario: secondo una Passio del V sec. la giovane Agata venne deturpata nel corpo, le fu amputato il seno; ricondotta in carcere, nella notte le apparve S. Pietro che miracolosamente la risanò. La riforma liturgica post-conciliare ha opportrunamente eliminato dal repertorio moderno questo Communio in considerazione di una sensibilità religiosa mutata; questa sera invece potrà essere riproposto per l’autenticità musicale e spirituale che esprime.

Stefania Vitale