COMPAGNIA DELL’ASINO CHE PORTA LA CROCE

Si narra che un bel giorno a Malacorte gli uomini stanchi di portare la croce la legassero a un asino, e che l’asino, reso furioso dall’insolito basto, corresse a perdifiato tra boschi e dirupate speloche fino a scomparire. Altri dicono che danzasse, come portato dalla croce, e che nessuno riuscisse a seguirlo. Altri ancora raccontano che da un paese all’altro un’innumerevole moltitudine di anime e di bestie lasciasse ogni cosa e seguisse l’asino che porta la croce.

Ghino da Venosa, liber bestiaryum. Traduzione di Ercole Bazzani

 

 

"LA COMPAGNIA DELL’ASINO CHE PORTA LA CROCE"
di Paola Tiziana de Simone
da "Medioevalia" anno II n°5

Attiva fin dalla primavera del 1991, la Compagnia dell’asino che porta la croce riunisce in sé musicisti e artisti provenienti da diverse esperienze e formazioni, come conservatori, scuole di teatro, scuole di musica popolare, danza e altro, tutti accomunati da un forte interesse nei confronti della musica antica e popolare. Dedito all’attività concertistica e alla realizzazione di spettacoli di animazione e rievocazioni storiche, il gruppo si discosta dai numerosi ensemble autoprodotti non solo per l’accuratezza della ricerca storica che ha condotto nei confronti della prassi esecutiva, dei costumi e degli strumenti musicali, ma anche per il calore e la spontaneità prettamente popolaresca con cui presenta il suo repertorio. Ce lo dimostra il CD che abbiamo allegato a questo numero di Medioevalia: Virtus asinaria. Realizzato nel ottobre 1995 da Fabio Bonvicini (voci, flauto e cornamuse), Davide Bortolai (voce, liuto e cornamusa), Giovanni Tufano (voce, oud, salterio, chitarrino battente, buzuki e percussioni), Gabriele Bonvicini (voce, tamburo e bandoliera) e Roberto Romagnoli (tamburi a cornice, rumori) questa registrazione ha il grande merito di aver resuscitato lo spirito del repertorio goliardico medioevale.

Nata nel 1991, la Compagnia era più orientata verso forme di musica popolare e motivata dal desiderio di suonare in situazioni informali. Molti dei componenti hanno incominciato a studiare musica proprio in quell’anno, spinti dalle proposte del liutista Davide Bortolai circa la realizzazione di progetti di musica medioevale. Dopo i primi concerti e i primi riscontri positivi hanno deciso di impegnarsi in modo sempre più professionale, impegno che li ha portati nel 1993 a realizzare la prima incisione: Buona roba abbiam brigata. Più che un demotape il nastro è un percorso ideale attraverso il repertorio di ispirazione popolare delle corti italiane nel periodo che va dal 1500 ai primi anni del 1600. Trovano così spazio i canti carnascialeschi delle Firenze dei Medici, le frottole della corte dei Gonzaga di Mantova, le melodie spagnoleggianti e le villanelle del regno di Napoli e le canzonette di Adriano Banchieri e Claudio Monteverdi. Il successo di questa prima registrazione (tutte le copie sono state vendute nel giro di pochi mesi), ha portato il gruppo a realizzare altri lavori e a intraprendere nuove collaborazioni, tra cui quella con Roberto Romagnoli, attore, giullare e folle della compagnia, che in seguito si è dedicato allo studio e alla costruzione delle percussioni. Il CD successivo, Virtus asinaria, rigorosamente autoprodotto, è stato per il gruppo un’esperienza estremamente impegnativa: il reperimento del materiale musicale e dei testi, e la realizzazione degli arrangiamenti non sono stati impresa facile. A questo lavoro hanno inoltre collaborato Sabrina Tinghi dell’Allegra Brigata, Walter Rizzo alla bombarda e Paolo Simonazzi alla ghironda (noti componenti del gruppo folk La piva del carnèr e che all’epoca facevano parte de La compagnia dell’antico bordone dedita alla musica e alle danze medioevali), dando un contributo fondamentale per la riuscita del progetto. La caratteristicha principale dell’album è la freschezza, la piacevolezza, il colore e la resuscitata spontaneità conferita al repertorio selezionato, ma se da una parte ciò costituisce un pregio, può rivelarsi anche un limite: da un punto di vista filologico infatti si riscontrano alcune inesattezze che certamente non incidono sulla validità del disco. La scelta dei brani ha permesso di toccare i contenuti più ricorrenti nella cultura, nella vita e nella musica medioevale: troviamo infatti i temi dei Carmina Burana, delle canzoni dei clerici vagantes, della cultura goliardica, temi sacri, contraffatti come Vinum bonum, brani dell’asinaria festa coem Orientis partibus e alcune liriche dei trovatori. All’interno del CD sono presenti due versioni del conductus Orientis partibus. Di sicuro per la compagnia Virtus asinaria non è stato un punto d’arrivo, ma una base per nuove esperienze e per una maggiore crescita artistica. Nel 1997 il gruppo si è separato. Da una parte Fabio Bonvicini, Davide Bortolai, Francesca malavolti e Giovanni Tufano, dall’altra Gabriele Bonvicini, Roberto Romagnoli e Catia Gianessi hanno dato vita a un gruppo autonomo, i Musica officinalis, dedito prevalentemente alla musica antica con influenze etniche e popolari.

Attualmente la compagnia dell’asino si sta dedicando alla messa in scena di due spettacoli: Ruggiero e Palomina e La saviezza giovanile di Adriano Banchieri. Il primo è un concerto di musiche del Medioevo e del Rinascimento inserite nel racconto della storia di due sventurati amanti. All’interno della rappresentazione sono presenti inserti di danze e parti recitate scandite dal racconto del cantastorie in una sorta di spettacolo "multimediale" e di una "navigazione" tra diversi generi letterari e teatrali (dalla Chançons de geste alla Commedia dell’arte) e repertori musicali (dai Carmina Burana alle Cantigas de amigo alle danze di Arbeau a repertori tradizionali). Dal canto suo la saviezza giovanile viene considerato dai membri della Compagnia come una valida occasione per collegarsi a un loro altro grande interesse: il teatro. A questo scopo tutti i componenti del gruppo hanno partecipato ai corsi di commedia dell’arte organizzati e tenuti a Reggio Emilia da Antonio Fava, In questo spettacolo la forma oratoriale si alterna a quella recitata con canti e inserti teatrali. Inoltre l’introduzione di una voce narrante e di espedienti tipici del Teatro all’improvviso ha permesso di complicare la storia e il carattere dei personaggi e di realizzare una versione libera e originale di un repertorio quasi sconosciuto.