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Sire Cuens j’ai viélé
musiche dal XII al XIV secolo

Il programma è stato realizzato per essere eseguito in occasione dell’ "XI Festival di Musica Antica" tenutosi a Salerno, nelle sale del Castello di Arechi, dal 26 Ottobre al 9 Novembre 1997.

Nella prima parte l’ascoltatore viene condotto in un immaginario percorso musicale che gli offre la possibilità di avvicinarsi alle diverse espressioni musicali di una vasta area geografica: dal mondo arabo alla Spagna (Cantigas de Santa Maria), dalle melodie dei trovieri (della Francia del Nord) alle canzoni dei goliardi erranti (Carmina Burana).

Nella seconda parte del programma viene raccontata la vita avventurosa di Roberto il Guiscardo: dal suo arrivo in Italia alla conquista di Salerno, dall’amore per la principessa Sichelgaita alla campagna in Oriente…

Gli strumenti musicali sono stati costruiti sulla base di testimonianze iconografiche. In alcuni casi vengono usati strumenti di origine medioevale tuttora in uso nella musica popolare di alcuni paesi dell’area mediterranea.

Il programma distribuito consente di riconoscere gli strumenti utilizzati nell’esecuzione dei singoli brani.

Renata Fusco
canto, voce recitante

Alfredo Lamberti
chitarra saracena, flauti, arpa, dulcimer, bombarda

Guido Pagliano
flauti, dulcimer, gemshorn, cromorno, tamburo

Gabriele Rosco
viella, symphonia, ud, ghironda, darabbukka

 

 

La leggenda di Tristano e Isotta

Di solito si ha l’impressione che "Tristano e Isotta" sia un’opera poetica omogenea che canta l’amore di due amanti perduti ma, in realtà, non esiste un unico poema su questo amore ma molte versioni differenti, in prosa e in versi, scritte in varie epoche.

Le fonti letterarie alla base della nostra realizzazione sono due: il "Roman de Tristan" di Thomas, in francese antico, presumibilmente risalente alla seconda metà del XII secolo, e il "Tristan und Isolde" in antico tedesco scritto da Gottfried von Strassburg agli inizi del 1200.

Trattandosi di un’interazione tra musica e poesia sono stati scelti alcuni momenti salienti nei quali si concentra la grande potenza narrativa della leggenda.

Il "Lai du chèvrefeuille" che chiude il programma è stato composto da Maria di Francia e racconta di un delicato momento dell’amore dei due amanti divisi.

Nella scelta delle musiche è stato privilegiato il manoscritto n.2542 della Biblioteca Nazionale di Vienna: si tratta di un "Tristano" in prosa in lingua francese contenente 17 Lais. Le altre melodie sono state scelte per la loro attinenza alle vicende narrate.

Renata Fusco
canto, voce recitante, percussioni

Alfredo Lamberti
gaita, flauti, bombarda, arpa, dulcimer, salterio

Guido Pagliano
flauto, flauto di corno, viella, tamburi

Gabriele Rosco
liuto, ribeca, symphonia, viella, canto

e con
Giuseppe Palmieri
voce recitante

La leggenda di Tristano e Isotta, programma presentato al XII Festival di Musica Antica di Salerno, è disponibile su Cd 1999AC001 (prodotto in collaborazione con la Provincia di Salerno, sezione musei provinciali).

 

 

A Madre

In Occidente il culto mariano conosce nel basso Medioevo una notevole diffusione sulla spinta della propaganda cistercense ed in concomitanza con la poetica di idealizzazione della donna promossa dalla lirica cortese. La Vergine è incoronata Regina del Cielo, accanto al trono di Dio, dove è la materna avvocata che intercede per tutti noi. Innumerevoli leggende ci riportano il racconto dei più svariati miracoli dove la Madonna salva dalla perdizione i peggiori peccatori oppure appare a re, contadini, mendicanti o ladri portando al momento cruciale pace e giustizia in situazioni che appaiono disperate. Ed è, ovviamente, cantata in un repertorio estremamente ricco che comprende, oltre agli inni liturgici la variegata produzione, in latino e nelle nuove lingue nazionali frutto della devozione popolare. Il culto della Madonna è cosi sentito da assumere, a volte, nella lirica devozionale, i toni intensi e appassionati (pulzella amorosa… belleça formosa…) che sembrerebbero indirizzati a madonne più terrene. Ma se, dall'altro lato, la donna, oggetto di ammirazione e fonte di ispirazione della poesia cortese, diviene angelica biltà… lucente stella… in un linguaggio che gioca con l'ambiguità tra sacro e profano tipica di questa epoca, il tratto distintivo che permetterà l'identificazione della Donna Celeste in modo inequivocabile, sarà l'appellativo di madre: l'unica madre cantata dalla lirica musicale del basso Medioevo è la Madre di Dio.

Germania e Inghilterra

Nu al'erst (Palastinalied) --- Walther von der Vogelweide (CB 211a)
Fulget dies celebris --- Carmen Buranum 153
Ave nobilis --- Carmen Buranum 11

Angelus ad virginem --- BM Arundel 248 (sec. XIV in.)
Sainte Marie viergene --- St. Godric († 1170)
Estampie --- Oxford, Bodleian, Douce 139
Edi be thu --- Oxford, Corpus Christi College 59

Francia e Italia

O Maria, Deus maire --- parafrasi dell'Ave Maris Stella
Quant voi la flor novele --- Paris, Bibl. Nouv. acq. f. fr. 1050
Con la madre --- Firenze, Magliabechiano, II.I.122
Ave donna sanctissima --- Laudario di Cortona

Spagna

Dized', ai trobadores (C260) --- Cantigas de Santa Maria (sec. XIII)
S. Maria loei (C200)
Madre de Deus (C422)
A Madre (C4)
Des oge mais (C1)
Rosa das rosas (C10)
S.Maria strella do dia (C100)

Mariam matrem virginem --- Llibre Vermell de Montserrat (sec. XIV)
Cuncti simus concanentes
Imperayritz de la ciutat joyosa
Los set goytzs
Polorum regina

Renata Fusco
canto, percussioni

Alfredo Lamberti
gaita, flauti, cialamello, arpa, dulcimer, salterio, chitarra saracena

Guido Pagliano
flauti, viella, dulcimer, percussioni

Gabriele Rosco
ribeca, ud, symphonia, viella, canto

con
Marina Bencivenga
bombarda

e con
il coro di voci bianche InCanto del Mozarteum di Salerno
(dir. Anna Dalfino)